scritto diretto interpretato da
STEFANO ARTISSUNCH
Nell’Italia dell’epoca fascista, negli anni più bui della guerra e dell’occupazione nazista, il Paese si trova diviso non soltanto da un fronte militare, ma da una frattura ben più profonda: quella morale.
Dopo l’8 settembre 1943, con il crollo dello Stato e la nascita della Repubblica Sociale Italiana, l’Italia smette di essere una comunità riconoscibile e si trasforma in un territorio attraversato da sospetti, paure, scelte estreme. Non esiste più una neutralità possibile. Ogni individuo è chiamato, consapevolmente o meno, a prendere posizione.
È in questo contesto che maturano le vicende che porteranno all’esecuzione dei Martiri di Campo di Marte.
Cinque giovani, poco più che ragazzi, diventano il simbolo di una generazione travolta dalla Storia, costretta a confrontarsi con decisioni che superano di gran lunga la loro età. La loro condanna a morte non è soltanto un atto repressivo: è il risultato di un sistema che ha trasformato l’obbedienza in valore assoluto e il dissenso in colpa capitale.
Ciò che rende questa vicenda ancora più lacerante è la sua natura interna: a premere il grilletto non è un nemico straniero, ma altri italiani.
Uomini appartenenti allo stesso tessuto sociale, alla stessa lingua, alla stessa storia. Un plotone che esegue ordini, spesso con esitazione, ma che alla fine compie il gesto.
È qui che il racconto storico si trasforma in interrogativo etico: cosa accade a una comunità quando smarrisce il confine tra responsabilità individuale e obbedienza cieca? Dove si colloca il limite tra paura, dovere e coscienza?
Lo spettacolo nasce da queste domande.
Non come ricostruzione didascalica, ma come esperienza teatrale capace di restituire la complessità di quel momento storico e, al tempo stesso, di risuonare nel presente.
Attraverso il lavoro attoriale e registico di Stefano Artissunch, la scena diventa uno spazio di memoria viva, in cui i fatti non vengono semplicemente narrati, ma incarnati.
Il linguaggio scenico è essenziale, teso, privo di compiacimenti: ogni parola è chiamata a pesare, ogni silenzio a parlare.
L’attore non si limita a interpretare, ma attraversa i personaggi, dando voce non solo alle vittime, ma anche alle contraddizioni di chi si trova dall’altra parte del fucile.
Il cuore dello spettacolo è proprio questa zona grigia, spesso rimossa dalla narrazione storica: quella in cui non esistono eroi monolitici né carnefici lontani, ma uomini inseriti in un sistema che li spinge, gradualmente, a compiere scelte irreversibili.
In questo senso, i Martiri di Campo di Marte diventano molto più di un episodio: sono uno specchio.
Uno specchio che riflette un’Italia che non ha mai completamente elaborato il proprio passato fascista.
Un Paese in cui la memoria è spesso frammentata, selettiva, talvolta semplificata.
E proprio per questo, ancora oggi, attraversata da tensioni irrisolte tra responsabilità e rimozione, tra racconto pubblico e coscienza privata.
Lo spettacolo si inserisce in questo spazio di frizione.
Non offre risposte consolatorie, ma apre domande.
Non cerca di pacificare, ma di mettere in crisi.
Che cosa avremmo fatto noi, al loro posto?
Fino a che punto è possibile sottrarsi a un ordine?
Quando l’obbedienza diventa colpa?
Sono interrogativi che travalicano il contesto storico e si proiettano nel presente, rendendo la vicenda dei Martiri di Campo di Marte un racconto necessario, urgente, profondamente contemporaneo.
In un tempo in cui il rapporto con la memoria storica appare sempre più fragile, il teatro si riafferma come luogo privilegiato per un confronto diretto, umano, non mediato.
Un luogo in cui la Storia smette di essere distanza e torna a essere esperienza.
Questo lavoro si propone dunque come un atto di responsabilità artistica e civile: riportare al centro una vicenda esemplare della nostra storia recente, restituendole complessità, dignità e forza emotiva.
Perché comprendere fino in fondo ciò che è stato non è soltanto un esercizio di memoria, ma una condizione necessaria per leggere il presente.
E, forse, per non ripetere gli stessi errori.
Spettacolo adatto ad ogni spazio teatrale e non.
GENERE TEATRO CIVILE
GALLERIA FOTOGRAFICA











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