Quando l’amore diventa colpa
SIMONA CAVALLARI
drammaturgia e regia
Stefano Artissunch
Con:
Simona Cavallari – Medea
Stefano Artissunch – Pubblica Accusa
Lorenzo Artissunch – Narratore / Custode del Tempo
PROCESSO A MEDEA è il secondo capitolo del progetto sui processi teatrali, dopo Processo a Pandora, e rappresenta un’indagine potente e contemporanea su uno dei personaggi femminili più complessi e controversi della tragedia classica.
Medea, figura centrale del mito greco, è straniera, maga, amante, madre. È colei che per amore tradisce la propria terra e la propria famiglia, aiutando Giasone a conquistare il potere. Ma è anche la donna che, tradita e abbandonata, compie l’atto più estremo e inconcepibile: l’uccisione dei propri figli.
La vicenda si svolge in uno spazio scenico essenziale, un’aula di tribunale sospesa tra tempo mitologico e presente, dove Medea è chiamata a rispondere delle sue azioni.
A sostenerne la colpevolezza è la Pubblica Accusa, incarnazione della legge, dell’ordine e della morale collettiva.
A guidare il processo è il Narratore, custode del tempo e mediatore tra passato e presente, tra mito e coscienza contemporanea.
Lo spettacolo, nella forma di reading/processo, costruisce un confronto serrato tra accusa e difesa, in cui Medea non è soltanto imputata, ma voce viva e consapevole della propria storia. La sua parola si fa testimonianza, memoria e sfida.
La messa in scena sarà inoltre valorizzata da proiezioni video e suggestioni visive che accompagneranno il racconto, amplificando la dimensione emotiva e creando un dialogo tra parola, immagine e memoria.
Attraverso il susseguirsi di interrogatori, riflessioni e momenti di forte tensione emotiva, emergono interrogativi profondi:
che cos’è davvero la colpa?
Dove finisce la responsabilità individuale e dove iniziano le ferite inflitte dagli altri?
Medea è un mostro… o il prodotto estremo di un tradimento?
Il processo si trasforma così in un viaggio dentro l’animo umano, mettendo in discussione certezze morali e giudizi assoluti, e coinvolgendo il pubblico in un ruolo attivo: quello di giudice.
L’opera affronta temi universali e attualissimi: la condizione della donna, l’identità dello straniero, il potere dell’amore e la distruzione generata dal tradimento, il confine sottile tra giustizia e vendetta.
Con un linguaggio essenziale ma carico di tensione, fatto di dialoghi intensi e monologhi di grande impatto, PROCESSO A MEDEA si propone come un’esperienza teatrale coinvolgente, capace di scuotere e interrogare lo spettatore.

Così il Regista:
“Processo a Medea” nasce dall’esigenza di attraversare uno dei miti più disturbanti della storia dell’umanità, senza giudicarlo in modo superficiale.
Medea è una figura che spaventa perché rompe ogni schema: non è solo vittima, non è solo carnefice. È entrambe le cose, nello stesso istante.
Mi interessa indagare quel punto estremo in cui il dolore si trasforma in azione, e l’amore, tradito, diventa distruzione.
Ma soprattutto mi interessa chiedere: quanto siamo disposti a comprendere ciò che ci terrorizza?
Il processo teatrale diventa così uno spazio vivo, dove il pubblico non può restare neutrale. È chiamato a interrogarsi, a prendere posizione, a entrare in conflitto.
Nel dare voce a Medea, cerco di restituirle la sua complessità, la sua umanità e la sua terribile lucidità.
Perché forse il vero scandalo non è ciò che Medea ha fatto…
ma il fatto che, ascoltandola fino in fondo, potremmo arrivare a comprenderla.

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