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Il cyberbullismo è una violenza che può raggiungere un ragazzo ovunque, anche nella propria camera: il telefono si spegne, ma l’umiliazione può continuare a vivere nei suoi pensieri. 

Che cos’è il Cyberbullismo

UNICEF definisce il cyberbullismo come un comportamento ripetuto, attraverso strumenti digitali, volto a spaventare, far arrabbiare o umiliare qualcuno. Può avvenire nelle chat, sui social e nelle piattaforme di gioco. Comprende insulti e minacce, diffusione di falsità, pubblicazione di immagini umilianti, profili falsi e contenuti sessuali manipolati con l’intelligenza artificiale. Il bullismo in presenza e quello online spesso si accompagnano. UNICEF

Un esempio quotidiano è la chat di classe in cui un ragazzo viene preso di mira: qualcuno pubblica una sua fotografia, altri aggiungono commenti, altri ancora la inoltrano. È un esempio illustrativo: mostra come più persone possano contribuire alla stessa aggressione.

Perché colpisce tanto i giovani

Il digitale amplifica la persecuzione: supera i confini della scuola e può entrare nella casa della vittima, togliendole la sensazione di avere un luogo sicuro. L’OMS indica proprio questa invasione della vita privata come una delle difficoltà specifiche del cyberbullismo. who.int

Le conseguenze possono comprendere vergogna, ansia, perdita di fiducia, isolamento, disturbi del sonno e difficoltà a frequentare la scuola. Essere derisi può rendere più difficile raccontare ciò che sta accadendo. L’aiuto di un adulto fidato è quindi essenziale: la vittima non deve affrontare tutto da sola. UNICEF

Quanto è diffuso

  • In Italia, nell’indagine Istat riferita al 2023, il 34% degli 11–19enni riferisce vessazioni online; il 7,8% le subisce con frequenza mensile. Non significa che il 34% sia vittima di una persecuzione continuativa: frequenza e ripetizione vanno distinte. Istat
  • Nello studio internazionale HBSC, pubblicato dall’OMS nel 2024 con dati del 2022, circa il 15% degli adolescenti riferisce di aver subito cyberbullismo. La ricerca riguarda ragazzi di 11, 13 e 15 anni in 44 Paesi e regioni. Questi dati non sono direttamente confrontabili con quelli italiani, perché cambiano popolazioni e misure. who.int

Tre casi di grande rilievo

1. Carolina Picchio — Italia, 2013

Carolina aveva 14 anni. La diffusione online di un video che la coinvolgeva e le umiliazioni successive sono al centro della sua vicenda, raccontata anche dal padre a Rai Scuola. Morì per suicidio nel gennaio 2013. Il caso mostra quanto la circolazione di un contenuto possa trasformare l’esposizione di una persona in una persecuzione pubblica. RaiPlay

2. Amanda Todd — Canada, 2012

Amanda aveva 15 anni quando morì per suicidio. Prima della morte aveva raccontato in un video le molestie e i ricatti subiti online. Nel 2022 Aydin Coban fu riconosciuto colpevole in Canada di reati legati alla sua persecuzione. È una vicenda che comprende anche ricatto sessuale online, oltre al bullismo: chiamare tutto semplicemente “scherzo” nasconderebbe la gravità degli abusi. toronto.citynews.ca

3. Almendralejo — Spagna, 2023–2024

Nel 2023 emerse la diffusione di false immagini di nudo di ragazze minorenni, ottenute manipolando le loro fotografie con l’intelligenza artificiale. Nel luglio 2024 il tribunale minorile di Badajoz impose un anno di libertà vigilata a 15 minorenni coinvolti. Il caso dimostra che anche un’immagine inventata può produrre un’umiliazione reale e ledere profondamente la dignità della persona. efe.com

Nel raccontare le vicende di Carolina e Amanda eviterei di presentare il suicidio come l’esito inevitabile del cyberbullismo o di ridurre una morte a una sola causa.

Per “STA SCRIVENDO…”, la forza sta nel mostrare anche una possibilità di intervento: riconoscere la violenza, trovare ascolto, conservare le prove e segnalare gli abusi. Sono azioni raccomandate da UNICEF, insieme al sostegno di persone fidate. Chiedere aiuto deve aprire una responsabilità condivisa, senza caricare il bambino del compito di salvarsi da solo.

SINOSSI

Alessio è un bambino che vede la propria quotidianità invasa dagli insulti di una chat. All’inizio pensa che sia uno scherzo, un gioco crudele destinato a finire. Ma i messaggi continuano: derisioni, umiliazioni e parole sempre più aggressive lo raggiungono attraverso il telefono, trasformando anche la sua stanza in un luogo in cui non riesce a sentirsi al sicuro. Quando lo schermo si spegne, quelle frasi rimangono nella sua mente. Alessio comincia a crederci, a mettere in discussione il proprio valore e a guardarsi attraverso gli occhi di chi lo ferisce.

Accanto alla sua storia si sviluppa quella del ragazzo che lo prende di mira. Dietro la facilità con cui invia gli insulti emergono la solitudine e il bisogno di attenzioni: fragilità che il racconto porta alla luce senza giustificare la violenza. Le loro stanze sembrano mondi separati, eppure sono unite da uno schermo e da parole capaci di lasciare conseguenze profonde.

A raggiungere Alessio nel suo isolamento è la voce del suo sé adulto, interpretato da Lorenzo Artissunch. Attraverso un dialogo che attraversa il tempo, il giovane si rivolge al bambino che è stato, riconoscendone la paura, la vergogna e la fatica di raccontare ciò che sta vivendo. Mentre Lorenzo corre all’aperto, il suo respiro accompagna Alessio nella ricerca di una via d’uscita. Il bambino teme che parlare possa peggiorare tutto; quella voce gli offre ascolto e lo invita a non affrontare il dolore da solo.

“STA SCRIVENDO…” racconta il cyberbullismo attraverso la sua dimensione più intima: la perdita di fiducia in sé stessi, il silenzio che allontana dagli altri e il bisogno di trovare qualcuno a cui affidarsi. Tra buio e luce, immobilità e movimento, il cortometraggio apre uno spazio in cui riconoscere la violenza subita e immaginare parole diverse, capaci di creare un incontro.

Richiesto e prodotto da Giocamondo, una realtà vicina ai ragazzi che uniscono lo studio al viaggio, il progetto nasce per parlare ai giovani delle relazioni che costruiscono e della responsabilità che accompagna ogni messaggio. Un invito all’ascolto e alla condivisione, rivolto anche agli adulti che li accompagnano nella crescita, perché nessun ragazzo debba sentirsi solo di fronte a ciò che accade dentro e fuori lo schermo

TRAILER CORTOMETRAGGIO contro il CYBERBULLISMO

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